VALE IL VERSAMENTO SUL FONDO PENSIONE PER I FIGLI?

Spesso ci si domanda se aderire alla previdenza complementare "convenga" oppure no, questione ancora più sentita nel caso dei genitori che vogliono assicurare un futuro previdenziale ai propri figli.

Ecco i possibili vantaggi associati al versamento.
Appena si mette al mondo un figlio, si pensa normalmente al suo futuro. A come assicurargli gli studi, avviarlo al mondo del lavoro o consentirgli di crearsi facilmente una famiglia. Tra le possibili soluzioni per centrare questo obiettivo figura anche l'adesione a una forma di previdenza integrativa.

La legge italiana, infatti, consente a chi versa i contributi a un fondo pensione o a un PIP intestato a un familiare a carico di dedurre gli importi annui dalla dichiarazione dei redditi fino a un massimo di 5.164,57 euro l’anno.

Per esempio, se un lavoratore dell’industria metalmeccanica versa al proprio fondo pensione 2.000 euro l’anno, può dedurre fino a 3.164,57 euro versati in un fondo pensione o PIP intestato al figlio.

Non esistono vincoli di età: si può pertanto iniziare a versare anche nel caso di minori o persino di neonati, l’importante è il soggetto in questione risulti fiscalmente in carico. Non sono previsti vincoli neppure sulle somme da versare, tanto che è possibile sospendere, modificare e riprendere i versamenti quando si desidera.

Inoltre, nel momento in cui il figlio entrerà nel mondo del lavoro, potrà in piena autonomia decidere il proprio futuro previdenziale, decidendo sia la destinazione del proprio TFR sia se trasferire o meno a un altro fondo (o PIP) la posizione precedentemente maturata grazie ai versamenti del genitore. Un altro vantaggio è rappresentato dal fatto che gli anni in cui il genitore versa i contributi saranno conteggiati come anni di permanenza, il che permette di abbattere l’aliquota fiscale prevista sulla tassazione finale che, dal 15% massimo, può scendere fino al 9% in funzione proprio degli anni di permanenza nel fondo pensione.